Poltronissima € 28,00 – Poltrona € 25,00 – Platea € 21,00 – Balconata € 17,00
ARTISTI
Matthew Lee
The Prince Of Rock’n Roll
Matthew Lee
Di sicuro avrebbe dovuto nascere a Memphis, nel Tennessee, la culla del rock’n roll e magari negli anni Cinquanta. Invece, Matthew Lee è nato nel 1982 e per giunta a Pesaro, conosciuta come “la città della musica” per aver dato i natali a Gioacchino Rossini o anche come “la città delle biciclette” per l’estesa rete di piste ciclabili di cui gode. Ma anche se è marchigiano ed anche se all’anagrafe il suo vero nome è Matteo Orizi, ciò non toglie che Matthew Lee sia uno straordinario performer ed un altrettanto notevole pianista e cantante ma soprattutto un artista tanto innamorato del rock’n roll da avere assorbito gli insegnamenti dei grandi maestri americani con tale adesione da riuscire a trasmetterne al pubblico la stessa dirompente carica. E basta assistere ad una sua qualunque performance e vederlo suonare il pianoforte coi piedi, coi gomiti o con le spalle voltate alla tastiera (oltreché canonicamente con le mani), per rendersi conto che sul comodino di Matthew Lee un posto d’onore ce l’ha sicuramente l’immagine votiva dell’inarrivabile Jerry Lee Lewis dal quale Orizi ha appreso davvero molto, a cominciare dal cognome d’arte. Il pianoforte lo impara da ragazzino al conservatorio Rossini della sua città ma presto sarà Elvis Presley, rubando ascolti dai dischi del padre, ad allontanarlo dalla classica o meglio, come confessava lo stesso artista in un’intervista a “Il fatto quotidiano”, «dal conservatorio mi hanno radiato per colpa del rock’n roll» ed a indirizzarlo verso altri territori. In Italia ci si incomincia ad accorgere di questo artista molto eccentrico ed estroverso e dai gusti deliziosamente vintage all’inizio degli anni Duemila, grazie ad una serie di partecipazioni a trasmissioni televisive di successo come “Domenica in”, “Speciale per me” di Renzo Arbore, “Ci vediamo in tv” di Paolo Limiti, “Roxy Bar” di Red Ronnie o aprendo i concerti dei Nomadi e di altri artisti importanti. Ma è soprattutto all’estero che, a partire dal 2009, la fama di Matthew Lee comincia a dilagare grazie ad una nutrita serie di esibizioni che lasciano il segno, tra cui quelle al “Lionel Hampton Jazz Club” di Parigi (locale che ha ospitato artisti del calibro di B.B. King e Little Richard) ed a molti prestigiosi festival sparsi in Inghilterra (dove la stampa addirittura lo definisce “The genius of rock’n roll”), a Capo Verde, negli Stati Uniti (al Cincinnati Blues Festival dell’Ohio), in Tunisia (Festival di Hammamet), in Belgio (Boogie Woogie Festival di Bruxelles), Olanda, Germania, Svizzera e un po’ ovunque. Brillante, di pari passo, l’attività discografica dove Matthew Lee si diverte ad affiancare ai capitoli immortali del rock’n roll (specie di jerry Lee lewis) brani di propria composizione, originali riletture di classici della canzone italiana, come “Nel blu dipinto di blu” di Modugno e “L’isola che non c’è” di Bennato, e arrangiamenti molto personali rivolti sia a successi internazionali di Bruno Mars, George Harrison, Nancy Sinatra e Bobby Darin sia a pagine classiche di Gioachino Rossini.


